RICORDO DI GIOVANNI GASTEL 1955-2021
Giovanni
Gastel
Di
Roberto Coaloa
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| Gastel a Mosca. Febbraio 2017 |
Febbraio 2017. A Mosca va di scena la mostra «I canoni della bellezza» di Giovanni Gastel. L’esposizione delle fotografie è al Centro di fotografia Fratelli Lumière. Non si è mai vista così tanta gente! È l’anno del centenario della Rivoluzione, ma qui a Mosca si festeggia un fotografo italiano. Indimenticabile!
Nel 2016, Giovanni Gastel, vincendo la timidezza, aveva pubblicato per Mondadori il volume «Un eterno istante. La mia vita».
Nel libro la fotografia è amore, la vita una fatica. Scrive: «La fotografia è sempre un atto di seduzione, deve esserlo. È l’essenza delle persone e delle cose che ti deve sedurre, persone e cose che devi disperatamente in quell’attimo amare e a tua volta sedurre. Le quali, anche lasciandoti per sempre, per sempre ti ameranno da quella nuova dimensione che hai inventato per loro».
Giovanni Gastel, da vero artista, non faceva scatti, ma vere fotografie. Negli ultimi vent’anni, durante i quali photoshop ha regnato, il fotografo milanese non ha mai ritoccato le sue fotografie. L’intervento se c’era avveniva sul contrasto e sulla luce.
Ultimo di sette fratelli, nipote di Luchino Visconti (sua madre, Ida Visconti di Modrone, era la sorella del regista), Giovanni Gastel dimostrò presto di possedere l’estro dello zio. Si rifiuta di studiare. Si confina nella camera oscura…
Dall’atavismo aristocratico della famiglia Visconti di Modrone, Giovanni Gastel ha maturato nella fotografia un’idea di eleganza. Prima di essere un concetto estetico, l’eleganza è un valore etico. Nelle sue fotografie ammiriamo una classe innata, naturale, quasi una regalità moderna. Il fotografo, però, ci avvisa. Per diventare grandi artisti occorre una totale dedizione al lavoro e confessa di essere stato un autodidatta. Vero! All’età di diciassette anni, quando iniziò ad auto esiliarsi nella camera oscura, iniziò a «scattare foto che ho conservato per mostrare come non si deve fare».
La sua abilità di fotografo si afferma negli anni Ottanta. Sono gli anni del boom del Made in Italy e Giovanni Gastel, con pochi altri, è il principe della moda, con lavori da Missoni a Versace.
Nella sua
ultima grande mostra al Maxxi di Roma, la personale «The people I like»,
inaugurata lo scorso settembre, Giovanni Gastel ha affermato di averci messo
del tempo per smettere di etichettarsi come «fotografo di moda» e di
considerarsi fotografo a tutto tondo. A insistere su questo concetto era stato
Germano Celant, curatore della sua mostra in Triennale a Milano, nel 1997. Da
qui l’interesse sempre crescente di Giovanni Gastel verso il mondo della
poesia, che gli ispirava la visone in bianco e nero delle ultime fotografie.
Disse: «Ho azzerato l’abbigliamento per concentrarmi sulle persona». I suoi
ultimi ritratti sono una vera e propria rivoluzione, nella semplicità.


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